Palazzo Dosi

Il Palazzo Dosi-Delfini è stata oggetto di opere di ristrutturazione straordinarie consistenti nel restauro completo dei saloni di rappresentanza e nella risistemazione funzionale degli altri ambienti. Tutto questo, ha permesso di restituire all’antico splendore un Palazzo per troppo tempo lasciato nei meandri di un pericoloso dimenticatoio. Utilizzato, oggi, da un ente istituzionale, rappresenta un punto di riferimento anche per i nuovi itinerari turistici della nostra città.

La piazza, cuore antico della città, è delimitata lungo il lato meridionale dall’ ampia facciata del palazzo Dosi Delfini, la cui elegante costruzione fonde armoniosamente i caratteri architettonici propri del tardo barocco e del neoclassico.

La costruzione del palazzo, che inglobò nel corso del XVII secolo l’antica residenza della famiglia Montegambaro acquisita al tempo dai marchesi Vicentini, procedette infatti a rilento fino a concludersi soltanto sul finire del XIX secolo. Nella progettazione furono dunque impegnati vari architetti, fra i quali si segnalano il toscano Lorenzo Angelini, attivo durante la prima metà del Seicento, a cui spettano gli interventi di riassetto strutturale, ed il romano Giacomo Monaldi, autore dell’elegante prospetto. Il piano terreno, dal solido bugnato in pietra calcarea, si sviluppa intorno al portale d’accesso, impaginato da due solide colonne che sostengono una piccola loggia. Varcato il portale si accede ad un delizioso chiostrino di forma ellittica, dal caratteristico acciottolato in pietre di fiume, su cui affacciano le balconate dei due piani dell’edificio e le finestre del sottotetto mansardato, un tempo adibito ad ospitare la numerosa servitù del palazzo.

Una nicchia aperta al centro della balconata del primo piano custodisce la statua bronzea di Santa Barbara patrona di Rieti, realizzata dallo scultore Ernesto Trolli, mentre in asse con questa al piano superiore è inclusa una meridiana. Le cinque finestre del piano nobile sono sovrastate da un timpano a spioventi: sulla finestra centrale s’erge lo stemma della famiglia gentilizia Dosi Delfini, estintasi di recente. Le decorazioni delle sale del Piano Nobile di Palazzo Dosi rappresentano un vero e proprio esempio del gusto decorativo di fine Ottocento e degli inizi del secolo scorso, tipico delle abitazioni private nobiliari.

Nel susseguirsi delle diverse stanze, una collegata direttamente all'altra, e nella differenziazione delle decorazioni spicca la diversità d'impronta decorativa per l'uso a cui erano destinati gli ambienti. E' possibile notare la diversa epoca in cui sono state realizzate le decorazioni, considerando anche le modifiche strutturali di alcuni ambienti avvenute nel corso dei secoli (suddivisione di ambienti grandi in diverse stanze più piccole e realizzazione di servizi).

La maggior parte delle stanze è stata decorata nei primi anni del Novecento, con dipinti a tempera e a latte di calce di gusto liberty, con finte tappezzerie e decorazioni floreali o a grottesche, e figure allegoriche al centro delle volte. Sempre agli inizi del Novecento dovrebbe risalire il cassettonato ligneo della prima stanza (bianco e con stelle). Mentre quello delle due stanze seguenti e le fasce dipinte a tempera su muro nella parte alta delle pareti possono essere datati al XIX secolo. Nel lato che si affaccia sulla via Pennina, la stanza ovale con tele ricamate alle pareti e specchi con cornici lignee dorate, e quella seguente con carta sulle pareti, potrebbero essere state realizzate e decorate tra il XVII ed il XVIII secolo. Su tutto spicca naturalmente il grande Salone, con drappi damascati alle pareti e cornici lignee dorate, stipiti delle porte in marmo rosa di cottanello, cassettonato ligneo policromo e zoccolo dipinto ad affresco, di sicuro precedente nella decorazione a tutto il resto degli ambienti e cioè risalente al XVII secolo.

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